

Nel recente voto del Senato, un controverso disegno di legge sulla regolamentazione della caccia, soprannominato da molti oppositori come la 'riforma sparatutto', ha ottenuto l'approvazione. Questo provvedimento mira a modificare la legislazione esistente sulla protezione della fauna selvatica, introducendo cambiamenti significativi. La decisione ha generato un'ondata di dissenso da parte di organizzazioni ambientaliste e della comunità scientifica, che esprimono preoccupazioni per le possibili ripercussioni sulla biodiversità e sugli ecosistemi.
Il 23 giugno, il Senato ha ratificato il Disegno di Legge n. 1552, denominato anche DDL Malan, con 80 voti a favore, 56 contrari e due astensioni. Questa sessione è stata caratterizzata da un clima di forte tensione, mentre all'esterno del Palazzo Madama si svolgeva una manifestazione di protesta. La mobilitazione, iniziata settimane prima sul web, è culminata in un sit-in a Roma, precisamente in Piazza della Rotonda, di fronte al Pantheon. L'evento è stato organizzato dal WWF Italia, in collaborazione con diverse associazioni ambientaliste, e ha visto la partecipazione di parlamentari dell'opposizione, uniti nella difesa del principio costituzionale di tutela della biodiversità. Il testo legislativo è ora in attesa di esame e, potenzialmente, di approvazione definitiva dalla Camera dei Deputati, momento in cui diventerà a tutti gli effetti legge.
Le ragioni di questa vasta opposizione, che coinvolge sia il mondo politico che quello scientifico e la cittadinanza, sono molteplici e ruotano attorno ai punti chiave della riforma. Un aspetto centrale e simbolico è la ridefinizione dell'attività venatoria, che viene inquadrata come pratica che contribuisce direttamente alla salvaguardia della biodiversità e dell'ecosistema. I cacciatori, in questa nuova visione, vengono riconosciuti formalmente come 'bioregolatori'.
Inoltre, la riforma prevede un'espansione dei poteri delle Regioni in materia di gestione delle aree, dei calendari e delle specie cacciabili. Le amministrazioni locali avranno la facoltà di estendere le zone in cui è permesso esercitare la caccia, includendo passi montani e foreste demaniali. I calendari venatori regionali saranno modificati per consentire un prolungamento delle attività di prelievo oltre la prima decade di febbraio, un periodo cruciale per le migrazioni prenuziali e la nidificazione degli uccelli. Un altro punto controverso riguarda la possibilità di includere parchi e aree protette nel calcolo complessivo del territorio sotto tutela, nonostante l'attività venatoria rimanga formalmente vietata al loro interno.
Per quanto concerne le specie e la revisione delle protezioni storiche, il disegno di legge propone un incremento degli animali che possono essere cacciati. Sebbene il Governo abbia fatto un passo indietro sull'inclusione dello stambecco alpino, a seguito di forti pressioni dell'opinione pubblica, è confermato l'inserimento di oche e piccioni inselvatichiti. Riguardo al lupo, il testo lo rimuove dall'elenco delle specie particolarmente protette della legge 157, una scelta che la maggioranza giustifica con il declassamento dello status di protezione dell'animale (da specie particolarmente protetta a specie protetta) approvato a livello europeo.
Anche i modelli di gestione territoriale subiranno trasformazioni significative. Per le Aziende Faunistico-Venatorie e le Aziende Agri-Turistico-Venatorie viene eliminato il vincolo 'senza scopo di lucro', permettendo loro di operare a tutti gli effetti come imprese e aprendo la strada a una gestione più commerciale. La riforma facilita inoltre l'accesso ai territori italiani per i cacciatori stranieri, che potranno esercitare la caccia con licenze rilasciate da altri Paesi dell'Unione Europea.
Infine, il testo introduce strumenti precedentemente vietati, come la caccia notturna per il prelievo selettivo degli ungulati, consentita attraverso l'uso di visori optoelettronici e silenziatori. Vengono anche rimossi i limiti massimi all'utilizzo dei richiami vivi negli appostamenti fissi e introdotte sanzioni amministrative pecuniarie significative per chiunque protesti, disturbi o ostacoli materialmente le attività di controllo faunistico.
Il voto del Senato ha avuto luogo nonostante le voci del mondo scientifico e delle associazioni, che si sono espresse con decisione contro il provvedimento. Undici importanti società scientifiche nazionali, tra cui l'Unione Zoologica Italiana e la Società Italiana di Ecologia, coordinate dal WWF, hanno firmato un appello congiunto. In questo documento, gli esperti evidenziano come la legge rischi di 'ridefinire complessivamente l'equilibrio del sistema, determinando un arretramento della tutela della fauna di oltre trent'anni'. Le critiche principali riguardano l'incompatibilità con il diritto dell'Unione Europea, che potrebbe esporre l'Italia a nuove procedure d'infrazione, e la marginalizzazione del contributo scientifico nei processi decisionali, un aspetto cruciale per la tutela della biodiversità. La comunità scientifica è particolarmente preoccupata per il depotenziamento del ruolo dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), a favore del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale, un organismo a prevalente trazione politica e venatoria.
Le associazioni ambientaliste hanno anche diffuso una lettera della Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea al Governo italiano, in cui Bruxelles criticava preventivamente diversi punti del DDL, inclusa l'estensione della caccia fuori stagione e l'uso di ottiche notturne, avvertendo l'Italia del rischio di violazione delle Direttive Uccelli e Habitat. Marco Galaverni, direttore Programma e Oasi del WWF Italia, ha espresso la frustrazione degli esperti, paragonando la logica della riforma a 'dire che i piromani sono i migliori amici delle foreste o gli zuccheri i migliori amici del diabete', sottolineando l'assurdità di considerare la caccia come strumento di conservazione della biodiversità.
Dall'altra parte, la Cabina di Regia del Mondo Venatorio, che raggruppa le principali associazioni di cacciatori, ha replicato alle critiche, denunciando una presunta disinformazione. I sostenitori della legge affermano la necessità di aggiornare una normativa vecchia di 34 anni, per adattarla al contesto rurale attuale e alla crescita demografica di alcune specie, come i cinghiali, che causano danni all'agricoltura e contribuiscono alla diffusione della peste suina. Il mondo venatorio ha precisato che, in caso di approvazione, il divieto di caccia in parchi e città rimarrà, così come non sarà permessa la caccia sulle spiagge durante la stagione balneare. Essi difendono la centralità dell'ISPRA, pur inserita in un sistema consultivo più moderno, e l'introduzione dei visori notturni come strumenti per aumentare la precisione e ridurre gli incidenti nella caccia di selezione agli ungulati. La Cabina di Regia ha infine lamentato il livello del dibattito pubblico, accusando le associazioni ambientaliste di aver abbandonato il confronto di merito per adottare slogan allarmistici e posizioni demagogiche.
La questione del DDL caccia ha evidenziato una netta spaccatura tra il mondo politico-venatorio e quello scientifico-ambientalista, con il primo che sottolinea la necessità di modernizzare le normative e affrontare problemi come la sovrappopolazione di alcune specie, e il secondo che allerta sui rischi per la biodiversità e la validità delle decisioni basate su dati scientifici. Con il passaggio del testo alla Camera dei Deputati, il dibattito è destinato a proseguire, con l'opposizione e gli scienziati che promettono di continuare a lottare per emendare un testo che definiscono una 'caccia selvaggia'.
