

Nelle profondità dello Stretto dei Dardanelli, un'iniziativa pionieristica, denominata Deep Heritage (conosciuta in turco come Derin Miras), sta impiegando la tecnologia all'avanguardia della protezione catodica per salvaguardare i relitti della Prima Guerra Mondiale. Questo ambizioso progetto, lanciato in Turchia, mira a contrastare l'inesorabile deterioramento causato dall'ambiente marino su queste preziose testimonianze storiche. L'attenzione principale è rivolta al Gallipoli Historic Underwater Park, un'area che ospita numerosi scafi affondati, ora parte integrante dell'ecosistema sottomarino.
I fondali dello Stretto dei Dardanelli custodiscono un patrimonio sommerso di inestimabile valore storico: i relitti della Prima Guerra Mondiale. Questi imponenti resti metallici, testimoni silenziosi di eventi bellici di oltre un secolo fa, sono costantemente minacciati dal degrado. L'azione corrosiva dell'acqua marina, esacerbata dall'aumento delle temperature e dai cambiamenti climatici, erode progressivamente le strutture, compromettendo l'integrità di questi manufatti e rendendoli sempre più fragili. Questa problematica non solo mina la conservazione storica, ma influisce anche sull'ambiente marino, poiché molti di questi relitti sono diventati, nel tempo, veri e propri habitat per diverse specie marine.
Per affrontare questa sfida, il progetto Deep Heritage, promosso dalla Direzione del Sito Storico delle Guerre di Çanakkale-Gallipoli in collaborazione con la 1915 Çanakkale Bridge and Motorway Corporation, ha adottato un approccio innovativo. La tecnologia prescelta è la protezione catodica, una tecnica già ampiamente utilizzata nell'ingegneria marittima per la preservazione di infrastrutture sommerse. Il funzionamento di questo sistema si basa sull'installazione di anodi metallici, detti 'sacrificali', nelle vicinanze dei relitti. Questi anodi si corrodono preferenzialmente al posto delle strutture originali, rallentando significativamente il processo di ossidazione sugli scafi e prolungando la loro vita utile di circa 30-35 anni, secondo le stime degli esperti.
Il primo intervento significativo è stato realizzato sul cacciatorpediniere britannico HMS Louis, affondato nel 1915 durante la Campagna di Gallipoli. Questo relitto, situato nella Baia di Suvla a una profondità di circa 13 metri, è particolarmente accessibile e conservato, rendendolo un sito ideale per l'applicazione di queste misure conservative. La protezione dell'HMS Louis non solo salvaguarda un pezzo di storia tangibile, ma preserva anche l'ecosistema marino che si è sviluppato intorno ad esso. La documentazione di questa fase iniziale del progetto ha visto la partecipazione di professionisti del settore subacqueo, come il fotografo svedese Alex Dawson e l'apneista turca Bilge Çingigiray, contribuendo a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza di queste iniziative.
Il Gallipoli Historic Underwater Park, inaugurato nel 2022, è oggi un'area di straordinario interesse, definita come il primo parco subacqueo mondiale interamente dedicato al Primo Conflitto Mondiale. Comprende 29 siti di immersione, tra cui 27 relitti storici e due barriere coralline naturali. Questo parco offre ai subacquei un'esperienza unica, permettendo loro di esplorare un tratto di mare dove la storia militare si intreccia con la vita marina. Il progetto Deep Heritage, inserendosi in questo contesto, enfatizza l'importanza di un equilibrio tra conservazione e fruizione, garantendo che i relitti rimangano accessibili, leggibili e rispettati nel loro ambiente naturale, contribuendo a un turismo subacqueo responsabile e sostenibile.
Il progetto Deep Heritage rappresenta un esempio virtuoso di come la tecnologia moderna possa essere impiegata per la salvaguardia del patrimonio storico e ambientale sottomarino. Attraverso l'applicazione della protezione catodica, si mira a garantire la conservazione a lungo termine di questi manufatti bellici, che non sono solo testimonianze del passato, ma anche elementi vitali degli ecosistemi marini odierni. Questo approccio integrato assicura che le future generazioni possano continuare a esplorare e comprendere la storia che giace nelle profondità dei Dardanelli.
