

Salvaguardare la natura: un'indagine cruciale per il Parco Sirente Velino
Un esposto formale per le irregolarità nei lavori forestali sul Sirente
L'associazione Appennino Ecosistema ha formalmente presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Sulmona e al Gruppo Carabinieri Forestale dell'Aquila. L'istanza mira a investigare la legittimità delle attività di disboscamento in corso nella zona del Sirente, con l'obiettivo di verificare eventuali violazioni che possano aver compromesso gli ecosistemi locali e la flora selvatica. Attualmente, non sono state rilasciate comunicazioni ufficiali circa l'avvio di un'inchiesta da parte della Procura.
L'area protetta coinvolta: un ecosistema di rilevanza europea
Le operazioni forestali si estendono su una porzione di faggeta che ricade all'interno del Parco Naturale Regionale Sirente Velino. Quest'area, di grande valore ecologico, è altresì classificata come Zona di Protezione Speciale IT7110130 e Zona Speciale di Conservazione IT7110206 “Monte Sirente e Monte Velino”, entrambe integrate nella Rete Natura 2000. Il progetto esecutivo, reso pubblico dal Comune di Secinaro, conferma la delicata ubicazione di tali interventi.
Un progetto di vasto disboscamento: cifre e finalità
Il piano d'intervento copre un'estensione totale di 47,07 ettari, suddivisi tra circa 34,7 ettari destinati al diradamento di faggi e poco più di 12 ettari di faggeta più matura. L'avviso d'asta comunale, risalente a marzo 2024, stimava un volume di legname di faggio commercializzabile di circa 6.011 metri cubi, equivalenti a oltre 63 mila quintali. Il valore iniziale dell'asta era stato fissato a 116.629,98 euro, con oneri tecnici a carico dell'acquirente. La documentazione ufficiale descrive l'intervento come un taglio colturale finalizzato alla commercializzazione del legname, con l'intento di trasformare i boschi cedui invecchiati in foreste ad alto fusto e di promuovere una struttura forestale più complessa. Il progetto aveva ricevuto il benestare dell'Ente Parco nel luglio 2023, per poi essere sottoposto alla procedura regionale di Valutazione di Incidenza Ambientale.
La controversa via d'esbosco e le presunte modifiche ambientali
Il fulcro dell'esposto non riguarda tanto il taglio boschivo in sé, quanto piuttosto le modalità di esecuzione delle operazioni di esbosco. Secondo Appennino Ecosistema, l'impresa incaricata avrebbe realizzato una pista di circa un chilometro di lunghezza e tre metri di larghezza, attraversando un ripido impluvio precedentemente privo di un percorso carrabile. L'associazione denuncia lavori di movimento terra, rimozione di massi e alterazioni del suolo che, a loro avviso, non sarebbero conformi alle autorizzazioni rilasciate. Il progetto esecutivo prevedeva l'utilizzo della rete viaria forestale esistente e di percorsi temporanei lungo depressioni naturali, specificando che le piste preesistenti potessero subire solo manutenzione ordinaria, senza ampliamenti, e che i tracciati temporanei dovessero essere ripristinati al termine delle attività. Le mappe allegate indicavano la presenza di diverse vie temporanee di esbosco distribuite all'interno delle parcelle interessate. La verifica della corrispondenza tra il percorso effettivamente utilizzato e quello autorizzato sarà quindi uno degli aspetti chiave dell'indagine condotta dai Carabinieri Forestali e dagli altri enti competenti.
Il drammatico declino dell'orchidea fantasma: un campanello d'allarme
L'associazione ha evidenziato conseguenze particolarmente severe per l'Epipogium aphyllum, una rara orchidea forestale nota anche come “orchidea fantasma”. Stando ai dati inclusi nell'esposto, nel 2026 nella stazione interessata dai lavori sarebbero stati censiti solo otto fusti, in netto contrasto con gli 88 rilevati l'anno precedente, indicando una drastica riduzione del 90% della popolazione. È importante sottolineare che l'Epipogium aphyllum è una specie priva di clorofilla, la cui sopravvivenza dipende dai funghi presenti nel terreno, e la sua comparsa in superficie può essere estremamente variabile. Le piante possono rimanere sottoterra per diversi anni senza produrre fusti visibili; pertanto, la sola diminuzione degli esemplari emersi non prova necessariamente la distruzione della stessa percentuale della popolazione sotterranea. Saranno necessari monitoraggi botanici approfonditi e verifiche sul campo per determinare quanto di questa diminuzione sia imputabile a fattori stagionali e quanto invece agli interventi forestali. Appennino Ecosistema ha chiesto una valutazione di eventuali violazioni delle normative sulle aree protette, sul paesaggio e sui reati ambientali. Le accuse formulate nell'esposto rimangono contestazioni dell'associazione e non rappresentano responsabilità accertate. Al momento, non sono state rilasciate dichiarazioni pubbliche da parte del Comune di Secinaro, dell'Ente Parco o della ditta coinvolta. Saranno gli accertamenti delle autorità a fare chiarezza sull'effettiva conformità dei lavori alle prescrizioni e sull'entità dei danni denunciati.
