

Questo articolo esplora la storia e lo spirito delle Aquile di San Martino, un illustre gruppo di guide alpine che da oltre un secolo e mezzo ha forgiato un legame indissolubile con le maestose Pale di San Martino. Sin dalle loro origini, queste guide hanno dimostrato un approccio collaborativo e comunitario all'alpinismo, distaccandosi dall'individualismo e promuovendo la montagna come luogo di esplorazione congiunta e valori umani. Attraverso le loro imprese e il loro impegno, le Aquile sono diventate un simbolo di dedizione, sicurezza e conservazione della cultura alpina, influenzando profondamente la percezione e la pratica dell'alpinismo nelle Dolomiti e oltre.
La genesi delle Aquile di San Martino affonda le radici nella fine dell'Ottocento, un periodo in cui le Pale di San Martino, con le loro vaste distese di roccia e neve, erano ancora in gran parte inesplorate e inaccessibili. In questo contesto severo e affascinante, emerse la figura di Michele Bettega, riconosciuto come il capostipite di questa illustre stirpe di alpinisti. Le sue profonde conoscenze del territorio montano, descritte persino dal barone Theodor von Wundt, un alpinista e scrittore tedesco, contribuirono a consolidare la sua fama ben oltre i confini della valle.
Attorno a Bettega si formarono presto altre figure leggendarie come Giuseppe Zecchini, Antonio Tavernaro e Bortolo Zagonel. Fu la loro visione collettiva a dare vita a una realtà che avrebbe superato il concetto di semplice associazione di guide alpine. Mariano Lott, attuale presidente delle Aquile, sottolinea l'aspetto più moderno e innovativo di questa fondazione: la volontà di collaborare e di vivere la montagna insieme, valorizzando la cordata non solo come pratica alpinistica, ma come simbolo di un profondo valore umano. Questo spirito di cooperazione era essenziale per affrontare le sfide delle Pale, un ambiente complesso e vastissimo che per le Aquile rappresentava la loro palestra naturale e il cuore della loro identità.
In quel periodo, San Martino di Castrozza stava rapidamente evolvendo in una delle principali capitali del turismo alpino. Le guide locali, oltre ad accompagnare aristocratici inglesi ed esploratori europei affascinati dalla bellezza selvaggia delle Dolomiti, si dedicavano all'apertura di nuove vie. Un esempio emblematico di questo spirito pionieristico fu l'apertura della storica via sulla parete sud della Marmolada verso Punta Penia il 1° luglio 1901, un'impresa firmata da Tomasson, Bettega e Zagonel che è rimasta scolpita nella storia dell'alpinismo dolomitico.
Lo spirito delle Aquile, tuttavia, non si limitava alle conquiste sulle pareti. Un forte senso di comunità ha sempre contraddistinto il gruppo. Ne è testimonianza la costruzione della “Casa delle Guide” nel 1921, la più antica del paese, ideata per offrire alle famiglie delle guide un alloggio stabile a San Martino durante la stagione estiva. Mentre gli uomini erano impegnati in montagna, le donne si occupavano della gestione dei campi e della vita quotidiana della comunità, consolidando un modello di solidarietà e cooperazione che durò fino agli anni Cinquanta. Questa scelta, come evidenziato da Lott, rafforzò ulteriormente l'idea di appartenenza che ancora oggi definisce le Aquile.
Essere un'Aquila e un "premierotto" (abitante del Primiero) significa quindi non solo praticare la professione di guida alpina, ma anche incarnare una storia collettiva e custodire un modo specifico di vivere la montagna, fatto di rispetto, prudenza e profonda connessione con l'ambiente. Mariano Lott, che ha ricoperto la presidenza dopo figure di spicco come Renzo Debertolis, Giulio Faoro, Narciso Simion e Rocco Romagna, testimonia l'onore e la responsabilità di questo ruolo, sottolineando l'impegno costante del gruppo nella promozione di una cultura della montagna sicura e consapevole, anche attraverso la narrazione delle grandi imprese alpinistiche del passato.
Recentemente, il gruppo ha celebrato il cinquantesimo anniversario della spedizione al Dhaulagiri del 1976, un evento che non solo ha commemorato una pagina fondamentale dell'alpinismo trentino, ma ha anche offerto l'opportunità di trasmettere alle nuove generazioni il significato e le sfide dell'alpinismo di mezzo secolo fa. Questo dialogo tra passato e presente è fondamentale per le Aquile, che continuano a tessere legami con altri gruppi alpini storici, come gli Scoiattoli di Cortina, le guide di Courmayeur e i Catores della Val Gardena, condividendo la stessa passione e il reciproco riconoscimento che si traduce in un immediato senso di amicizia e solidarietà.
Questo ethos di solidarietà e appartenenza si estende a figure contemporanee come Giampaolo Corona, alpinista simbolo del Primiero e socio delle Aquile. Corona, pur avendo affrontato sfide personali e le estreme condizioni delle alte quote, continua a portare avanti con fierezza l'orgoglio e l'identità del gruppo, dimostrando come la montagna, pur chiedendo molto, sappia restituire un profondo senso di comunità e forza interiore. Le Aquile di San Martino, da oltre un secolo e mezzo, continuano a tramandare un modo di vivere la montagna che va oltre la semplice conquista, un'esistenza permeata di rispetto, orgoglio e inestinguibile spirito di cordata.
