

Gli alpinisti cechi Marek Holeček e Tomáš Petreček si trovano di fronte a una sfida ardua sul Nanga Parbat. Costretti a interrompere il loro primo tentativo di aprire una nuova via sulla parete Rupal a causa di valanghe continue, temperature elevate inaspettate, pioggia e caduta di sassi, i due sono rientrati al campo base. Tuttavia, dopo un breve periodo di riposo, stanno già riflettendo sulla possibilità di un secondo tentativo, riprendendo una via già esplorata nel 2018 ma mai completata, fermandosi a poche centinaia di metri dalla vetta.
Holeček e Petreček erano giunti in Pakistan con l'intenzione di realizzare un'impresa ambiziosa: scalare in puro stile alpino una linea inedita sulla maestosa parete sud del Nanga Parbat. Questa montagna, con i suoi 8125 metri, è la nona più alta del mondo, e la sua parete Rupal vanta un dislivello di circa 4600 metri, rendendola una delle più imponenti e complesse formazioni dell'Himalaya. Il loro piano prevedeva un'ascensione di circa otto giorni, senza l'ausilio di corde fisse o campi intermedi, trasportando con sé solo l'equipaggiamento essenziale.
Prima di iniziare la loro avventura sulla parete principale, i due hanno completato il processo di acclimatamento sul vicino Rakhiot Peak. Successivamente, sfruttando una presunta finestra di bel tempo alla fine di luglio, hanno intrapreso la salita, superando rapidamente i canali valanghivi alla base della parete. Dopo aver affrontato una sezione iniziale coperta di neve e alcuni tratti rocciosi, hanno raggiunto una cresta a circa 4600 metri, dove hanno allestito un piccolo bivacco per la notte.
Il secondo giorno, il loro obiettivo era superare un passaggio cruciale: un sistema di canali nevosi e ghiacciati che si congiungeva a un grande colatoio, identificato come potenziale via di accesso alla parte superiore della parete. Purtroppo, le condizioni incontrate si sono rivelate ben diverse da quanto previsto. Avvicinandosi all'ingresso del canale, Holeček e Petreček si sono trovati di fronte a una parete costantemente bersagliata da valanghe. Le scariche si susseguivano a intervalli molto ravvicinati, e dall'alto iniziavano a precipitare anche pietre. Nonostante ciò, sono riusciti a raggiungere una quota di quasi 5000 metri, ma hanno dovuto interrompere la progressione e optare per una traversata di emergenza verso una piccola fascia rocciosa, dove hanno allestito un secondo bivacco. Tomáš Petreček ha riferito che le valanghe scendevano senza sosta, rendendo impossibile proseguire in quelle condizioni.
Inizialmente, avevano pensato di aspettare la notte, sperando che le temperature più basse stabilizzassero il manto nevoso. Tuttavia, durante il bivacco, una perturbazione insolita ha colpito la parete: per circa tre ore ha piovuto, la tenda si è bagnata e la temperatura è rimasta prossima allo zero, anche di notte. Marek Holeček ha descritto la situazione come un'anomalia, ma ha ammesso di esserci finiti in mezzo. L'acqua ha iniziato a formare ruscelli intorno alla tenda, e il disgelo ha rimesso in movimento neve e pietre. La mattina seguente, le valanghe continuavano a scendere lungo il canale, rendendo impraticabile sia la salita che il ritorno lungo il percorso intrapreso.
La rinuncia è diventata inevitabile. I due hanno atteso nuovamente l'oscurità e hanno iniziato la discesa intorno alle 2 del mattino, cercando di sfruttare le ore più fredde. Hanno optato per un itinerario diverso, in parte sconosciuto, effettuando alcune calate nel buio e disarrampicando lunghi tratti su rocce lisce e bagnate, data l'eccessiva esposizione della linea di salita.
Il rientro è durato circa undici ore. Con l'arrivo del sole, l'aumento della temperatura ha rapidamente riattivato le scariche. Holeček e Petreček hanno dovuto accelerare, attraversando la parte inferiore della parete e poi il ghiacciaio per raggiungere un terreno finalmente sicuro. Sono tornati al campo base senza conseguenze fisiche, sebbene la discesa sia stata descritta come particolarmente pericolosa dai protagonisti stessi.
Il progetto originale è al momento sospeso. Le condizioni di neve instabile e le temperature insolitamente alte rendono il canale scelto troppo pericoloso per un secondo tentativo sulla stessa linea. Tuttavia, esiste un'alternativa: una via incompiuta risalente a otto anni fa. Nel 2018, Holeček e Petreček avevano tentato un altro percorso sulla parete Rupal, partendo vicino alla via aperta nel 1970 dai fratelli Reinhold e Günther Messner. Avevano seguito in parte il canalone Merkl, per poi spostarsi su una serie di speroni rocciosi, cercando una linea indipendente verso la cima. In sei giorni, erano riusciti a salire fino a circa 7800 metri, a soli 300 metri dalla vetta. Qui, venti a quasi 100 chilometri orari li avevano costretti a rinunciare e ad affrontare una lunga discesa. Questa linea potrebbe ora essere ripresa. Holeček ha espresso il desiderio di tentare nuovamente questa via, qualora le condizioni lo permettano. Al momento, non è stata fissata una data di partenza, e tutto dipenderà dalle condizioni della parete e dalle prossime previsioni meteorologiche.
