Social Media e Montagna: La Vera Responsabilità dei Creator
Alpinismo

Social Media e Montagna: La Vera Responsabilità dei Creator

In un'epoca in cui le piattaforme digitali sono dominate da immagini spettacolari di paesaggi montani, spesso accusate di incentivare un turismo superficiale, esistono iniziative che si discostano da questa tendenza. Queste realtà, nate con l'intento di unire gli appassionati, offrono un ambiente virtuale per discussioni approfondite e momenti di relax, lontano dalla pressione di raggiungere vette ambiziose o di seguire le mode del momento.

Uno di questi esempi è "Vivere la Montagna", un progetto iniziato su Facebook più di dieci anni fa e poi esteso a Instagram, che oggi vanta una community di circa 350.000 seguaci. Dietro a questa iniziativa c'è Luca Armilli, un novarese con una profonda passione per la montagna, che si distanzia con decisione dal concetto di "influencer". Abbiamo avuto l'opportunità di intervistarlo per esplorare la genesi del suo progetto, l'evoluzione del suo pubblico e le sfide che un creatore di contenuti affronta in un ambiente digitale in continua trasformazione, non sempre in positivo.

La Genesi di "Vivere la Montagna" e la Visione di Luca Armilli

Luca Armilli ha fondato "Vivere la Montagna" nel 2011 con l'intento di creare uno spazio per condividere la sua passione per l'ambiente alpino. In un periodo in cui la montagna non era così popolare, il suo obiettivo era connettere persone con interessi simili. La pagina, inizialmente concepita per un team, è poi diventata un progetto personale, con Armilli che ha scelto di mostrarsi in prima persona per costruire un legame autentico con i follower. Questa trasparenza è fondamentale per lui, poiché permette al pubblico di riconoscere la stessa persona sia online che sui sentieri, una corrispondenza che considera la sua più grande gratificazione. Armilli si identifica come un "creator" o "stimolatore", piuttosto che un "influencer", con l'obiettivo di offrire spunti di riflessione e incoraggiare una maggiore consapevolezza sulla montagna, affrontando anche temi complessi con neutralità e rigore.

Luca Armilli, pur lavorando nel campo della ricerca, dedica gran parte del suo tempo libero alla sua community. "Vivere la Montagna" non è solo un piacere quotidiano, ma è anche diventato un catalizzatore per altre iniziative, come un gioco di carte a tema montano e la sua qualifica come Guida Ambientale Escursionistica, che gli permette di accompagnare i membri della sua community in escursioni reali. Questa evoluzione testimonia il suo desiderio di trasformare l'esperienza virtuale in connessioni concrete con la natura. Armilli gestisce la sua vasta community da solo, rileggendo attentamente i contenuti, specialmente quelli delicati, per garantire chiarezza e accuratezza, e rispondendo personalmente ai commenti dei suoi seguaci, come segno di rispetto e dedizione.

L'Etica del Creator e la Lotta contro la Spettacolarizzazione

Armilli affronta apertamente la questione della responsabilità dei creator, sostenendo che le piattaforme social non dovrebbero essere agenzie di viaggio. Egli critica l'eccessiva semplificazione del processo decisionale per le escursioni, che può portare le persone a intraprendere percorsi non adatti alle loro capacità, contribuendo così all'overtourism e a situazioni potenzialmente pericolose. Il suo ruolo, a suo avviso, non è quello di incentivare la gente ad andare in montagna, ma di sensibilizzarla attraverso la sua esperienza e di educarla a un approccio più consapevole. Contrasta la tendenza a cercare lo "scatto perfetto" che spesso prevale sull'esperienza reale della montagna, promuovendo l'esplorazione e la crescita personale attraverso la ripetizione e l'approfondimento degli stessi percorsi, piuttosto che la collezione di vette o la continua ricerca di difficoltà crescenti. L'ironia è uno strumento chiave nella sua strategia di comunicazione, utilizzata per veicolare messaggi importanti in modo efficace e per sdrammatizzare le difficoltà, mostrando un lato più autentico e meno patinato dell'esperienza montana, che include anche le disavventure che spesso non vengono mostrate sui social.

La gestione di una community così ampia comporta anche la necessità di affrontare critiche e "haters". Armilli ha sviluppato una notevole resilienza nel tempo, imparando a gestire le reazioni negative, spesso immotivate. Notando una maggiore aggressività su Facebook rispetto a Instagram, egli si interroga sulle cause di tale cattiveria. Ricorda, ad esempio, un reel ironico realizzato con un amico, che nonostante il successo virale, ha generato una valanga di insulti. Questo episodio sottolinea come anche i contenuti più leggeri possano scatenare reazioni estreme. Armilli enfatizza l'importanza di alternare diversi registri comunicativi – riflessivi, culturali, panoramici e ironici – per mantenere l'engagement e offrire una visione completa della montagna. La sua filosofia è quella di offrire un punto di vista onesto, senza la pretesa di detenere la verità assoluta, stimolando così un dibattito costruttivo all'interno della sua community. La montagna, per lui, è un percorso di esplorazione personale e non una gara, un messaggio che cerca di trasmettere costantemente ai suoi follower per un'esperienza più profonda e gratificante.